Il controllo della temperatura è il punto critico più diffuso in qualsiasi attività alimentare. La maggior parte dei microrganismi pericolosi si moltiplica rapidamente nella cosiddetta zona di pericolo, indicativamente tra +4 °C e +60 °C. L'obiettivo è far passare gli alimenti in questa fascia il meno possibile.

Valori di riferimento

  • Refrigerazione: in genere 0–4 °C per i prodotti più deperibili (carni, latticini, piatti pronti);
  • Congelamento: attorno a -18 °C;
  • Mantenimento a caldo: sopra i 60–65 °C;
  • Abbattimento: portare rapidamente il cuore del prodotto sotto i +10 °C (e poi a temperatura di conservazione).

I valori esatti vanno definiti nel tuo manuale in base ai prodotti trattati e alle indicazioni dei produttori.

Monitorare non basta una volta

Non è sufficiente sapere i valori: bisogna rilevarli e registrarli con regolarità, tipicamente all'inizio e alla fine del servizio. È qui che i registri digitali aiutano: imposti la soglia una sola volta e, se un addetto registra un valore fuori limite, il sistema lo segnala immediatamente.

Un frigo che sale a 8 °C non è un problema se te ne accorgi subito. Lo diventa se lo scopri il giorno dopo — o durante un'ispezione.

Cosa fare quando è fuori soglia

Ogni superamento va gestito con un'azione correttiva: verificare l'apparecchio, spostare i prodotti, valutare se sono ancora idonei e annotare tutto. Documentare la reazione è tanto importante quanto rilevare il problema.